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Bhagavan Sri Ramana Maharshi
[in preparazione]
Era solo un ragazzino di 16 anni quando Venkataramam (vecchio nome di Ramana Maharshi) ebbe la singolare e inattesa esperienza dell'illuminazione spontanea, che rimase poi con lui tutta la vita. Si trovava a Madura a casa dello zio, quando fu sopraffatto da una forte paura della morte ed ebbe la sensazione che sarebbe morto di lì a poco. Accettando la situazione con fatalismo, si sdraiò sul pavimento, trattenendo il respiro e irrigidendo le gambe, pronto ad osservare la sua morte.
Ciò che accadde invece, fu che egli ebbe una profonda e intuitiva comprensione della realtà:
"Bene" dissi a me stesso, "questo corpo è morto.. ma con la morte di questo corpo sono forse morto anch'io? Questo corpo è me stesso?".
Con questa percezione, la sua illusoria identificazione con il corpo e la paura della morte svanirono. Sorse invece la realizzazione della sua vera identità, quella dello spirito immortale, del Sé, il vero "Io Sono" che sottostà a tutti i fenomeni. Non essendo capito dalla sua famiglia e vedendo il mondo sotto un'altra ottica, dopo qualche mese scappò di casa e si diresse verso Arunachala, a Tiruvannamalai. Il nome di quella collina lo aveva, poco tempo prima, attratto con irresistibile brama.
Bhagavan trascorse alcune settimane nel grande tempio ai piedi di Arunachala (Arunachaleswara Temple) e poi molti anni a Skandashram, una tranquilla oasi di verde a metà strada verso la cima della collina, sulla nuda roccia, ed anche nella grotta Virupaksha, un po' più sotto, precedentemente abitata da altri grandi saggi. In 16 anni attorno a lui cominciarono ad affollarsi un numero sempre crescente di persone e venne costruito un ashram (Sri Ramanashramam).
La sua caratteristica di rispondere alle domande dei cercatori con un radiante silenzio e portando pace alle loro menti portò a lui folle di visitatori da tutto il mondo. A coloro che erano troppo pieni di sé per apprezzare e assorbire l'insegnamento silenzioso e che lo rimproveravano di non trasmettere la Verità all'umanità sofferente, egli replicava: "Come sai che non lo sto facendo? Predicare consiste salire su un palco ed arringare la gente? Predicare è la semplice comunicazione della Conoscenza e si può fare anche in silenzio. Che cos'è meglio: predicare ad alta voce senza sortire alcun effetto in chi ascolta, perché non rimane impressionato al punto da cambiare la sua vita, o sedere in silenzio emanando delle forze intuitive che facciano leva sugli altri?".
Comunque egli fu anche sempre pronto a rispondere alle domande di quei cercatori che avevano bisogno di risposte verbali ai loro problemi, sebbene generalmente girasse le loro domande su loro stessi, dirigendoli verso un profondo senso di autoindagine. Spesso li invitava a chiedersi: "Chi è colui che sta ponendo la domanda? Chiediti 'chi sono io'? Conosci quello e non ci saranno più domande".
by Rohini
